L’intuizione è un bersaglio che la freccia colpisce sempre per caso, sebbene mai per errore.

Roberto Morpurgo

Fu proprio a seguito di un’intuizione che a Malnisio venne costruita nei primi del Novecento, la centrale idroelettrica.

L’intuizione fu dell’ingegnere Aristide Zenari, capo del Regio Ufficio del Governo Civile, che alla fine dell’Ottocento, venne inviato ad effettuare un sopralluogo per risolvere l’annosa questione della viabilità in Valcellina, valutando le possibilità e le modalità di realizzazione di una strada carrozzabile che collegasse i paesi di Andreis, Barcis, Claut, Cimolais ed Erto con la pianura, fino a quel momento raggiungibile solo attraverso un sentiero. In quell’occasione l’ingegnere si rese conto che la stretta forra del Cellina, il canyon più grande della regione Friuli Venezia Giulia, ben si sarebbe prestata ad uno sfruttamento idroelettrico.

Iniziarono così i lavori di costruzione della Centrale nel marzo del 1900, sotto la direzione di Zenari per la parte idraulica e civile, e dell’ingegner Antonio Pitter, dal quale prenderà il nome, per la parte elettromeccanica.

Nei vari cantieri lavorarono alacremente per cinque anni più di duemila persone tra minatori, scalpellini, muratori, carpentieri, scariolanti e donne portatrici.

Nel maggio del 1905 la Centrale entrò in funzione e diede la prima luce a piazza San Marco a Venezia, consentendo il decollo di numerose attività industriali nel Veneto e nel Friuli.

L’idea di Zenari fu sicuramente pionieristica per quell’epoca considerando che solo nel 1878 fu inventata la lampadina e che fino a quel momento si era in grado di produrre energia soltanto per consumi locali.

La Centrale ha continuato ad operare ininterrottamente fino al 1988, quando venne dismessa.

Oggi, l’ex Centrale idroelettrica “Antonio Pitter” è uno splendido esempio di archeologia industriale e custodisce ancora perfettamente intatti i macchinari originali come le magnifiche turbine tipo “Francis” Riva-Monneret contenute all’interno della sala macchine.