Andrea De Giorgio

Biography

Docente di Psicologia fisiologica e delle emozioni alla Facoltà di Psicologia dell’Università degli Studi eCampus e del corso di laurea in Infermieristica dell’Università di Torino, Andrea De Giorgio è titolare dell’Attività Didattica Elettiva dal titolo Quando siete felici fateci caso. Educarsi alla felicità tra neuroscienze e psicologia.

Autore di numerose pubblicazioni scientifiche internazionali peer-reviewed e di contributi divulgativi sulla regolazione emotiva e il mindfulness, studia il riconoscimento, la gestione e la regolazione delle emozioni anche attraverso l’uso di pratiche meditative e contemplative.

Studioso di Psicosintesi transpersonale e Psicologia analitica, si occupa anche di problematizzare l’area delle dottrine esoteriche, nei loro fenomeni e significati, dal punto di vista neuroscientifico.

Nel 2017 ha partecipato come ricercatore al primo simposio The Mindscience of Reality presso l’Università di Pisa alla presenza del XIV Dalai Lama.

Intervento

Gli effetti sul cervello delle pratiche meditative e contemplative: dai mantra alle preghiere

«I mantra e i loro effetti sul cervello sono studiati da molto tempo. Il mantra OM, il più noto, così come il Gāyatrī mantra, ha travalicato i confini del subcontinente indiano per diffondersi in occidente. Obiettivo dei mantra è quello di superare l’ignoranza (intesa non nel senso meramente occidentale di presenza di cultura, bensì di comprensione delle leggi che regolano la vita) favorendo l’unione con la coscienza collettiva. Le preghiere occidentali, invece, hanno l’obiettivo di connettere l’individuo con il numinoso, cioè con il divino, con quell’elemento essenziale, oggettivo e soggettivo, del sacro.

Già dai primi anni ’90, Newberg, pioniere della cosiddetta Neuroteologia, si è occupato di studiare gli effetti delle preghiere e dei mantra in persone appartenenti a credo diversi, dai monaci buddhisti di diverse tradizioni alle monache francescane, chiedendo loro di utilizzare le relative meditazioni o forme di preghiera durante un esperimento.

A questi soggetti è stato chiesto di tirare una cordicella nel momento in cui avessero provato la sensazione di passare da una percezione di senso dell’ordinario alla connessione col divino; nel frattempo la loro attività cerebrale veniva registrata.

Ebbene, come vedremo nel corso dell’intervento, è stato dimostrato che le aree attive e disattive nel cervello di queste persone erano sovrapponibili, indipendentemente dal credo religioso. Questi studi sono stati confermati da molti altri successivi, alcuni utilizzando tecniche più precise come la SPECT».

  • Quando

  • Sabato 5 ottobre 2019, ore 13.45
  • Dove

  • Sala rossa

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