Omar Rota Stabelli

Biography

Laureato nel 2003 in Biologia all’Università degli studi di Milano con una tesi sull’evoluzione del DNA mitocondriale di artropodi, Omar Rota Stabelli termina il dottorato in Molecular Evolution alla University College of London nel 2009 con una tesi sull’evoluzione molecolare degli ecdisozoi (nematodi e artorpodi!). Contribuisce così alla soluzione di alcune problematiche filogenetiche di lungo corso.

Nel 2010, ottiene un postdoctoral fellowhip dell’Irish Research Council per un progetto sulla terrestrializzazione animale presso la National University of Ireland, che gli permette di imparare la complessa arte scienza del molecular clock.

Ritenuto di aver assorbito abbastanza umidità, torna in Italia come Marie Curie Cofound postdoctoral fellow, con un progetto sulla filogenomica degli insetti presso Fondazione Edmund Mach. Qui, scopre che le precipitazioni annue sono più alte in Trentino che a Dublino, però la vista è stupenda.

Inizia un interessante connubio scientifico con entomologi, patologi vegetali, microbiologi e bioinformatici grazie ai quali può applicare nozioni evolutive a diversi organismi d’interesse agrario e medico.

Dal 2015, è docente a contratto dell’Università di Padova e, nel 2017, diventa (alleluia!) ricercatore a tempo indeterminato. Sinora, ha pubblicato 43 articoli con 150 coautori diversi ed è stato orgoglioso correlatore di cinque tesi di laurea e due di dottorato.

Nel tempo libero, si dedica ad attività di outreach, all’enologia (più che altro da consumatore), fa passi alpini in bicicletta con i colleghi, cura l’orto e la casa e, soprattutto, “tira su” due figli maschi con la sua compagna.

Intervento

Come il DNA e i fossili ci permettono di ticchettare indietro nel tempo e fare scoperte meravigliose

«L’orologio  molecolare è stato ideato da una delle menti più brillanti del secolo scorso, Linus Pauling, e ci dice che le sequenze di DNA evolvono alla stessa velocità nel tempo, un po’ come un orologio che ticchetta sempre allo stesso ritmo.

Immaginate una specie che si evolve: a un certo punto, avviene una mutazione nel suo DNA (TIC), dopo mille anni avviene un’altra mutazione (TAC), dopo mille anni un’altra (TIC) e cosi via, mutazione dopo mutazione.

Questo, con una certa approssimazione, ci fornisce la velocità alla quale evolve il DNA di una specie e ci permette di scoprire quando quella specie si è evoluta: ad esempio, possiamo capire come si propagano le epidemie virali, come e quando la vite è stata addomesticata, oppure quanto tempo fa abbiamo acquisito il nostro microbiota.

Come vedremo nell’intervento, per far questo è però necessario fare qualcosa di un po’ complicato: dobbiamo calibrare l’orologio molecolare, cioè settare a che velocità si muovono le lancette. Per farlo, possiamo usare i fossili, ma in loro mancanza possiamo usare l’età di campioni antichi di DNA.

Se, per esempio, analizziamo il DNA di un batterio estratto dall’intestino di una mummia, possiamo sfruttare il principio per cui il DNA di questo batterio ha smesso di evolversi 4000 anni fa, mentre il DNA del batterio d’oggi ha continuato ad accumulare mutazioni: comparando le mutazioni presenti nel DNA antico con quelle nel DNA recente riusciamo a calcolare a che velocità ticchetta il suo orologio molecolare.

Con questa velocità, possiamo quindi ricostruire la storia evolutiva del batterio e scoprire magari che quel batterio ce lo portiamo in pancia fin dai tempi di Lucy, e che è utile per la nostra salute».

  • Quando

  • Sabato 5 ottobre, ore 17.30
  • Dove

  • Sala rossa
Dalla Cina col furgone: moscerini, zanzare e altre invasioni nell’era del mercato globale e della genomica

«Il commercio globale, il turismo di massa e il cambiamento climatico hanno aumentato la possibilità d’introdurre specie invasive in tutti i luoghi del pianeta.

Data la loro ridotta dimensione e la loro incredibile capacità di adattamento, sono soprattutto gli insetti a invadere nuovi territori. Questo crea grandi e piccole emergenze sia sanitarie sia agricole, o semplicemente naturalistiche.

Parleremo di alcuni esempi che ci colpiscono da vicino come la fastidiosa zanzare tigre, la terribile cimice marmorata o la piccola (e velocissima!) Drosofila suzukii. Vedremo quali sono le rotte di entrata e l’ecologia di questi super invasori e presenteremo le ricerche d’avanguardia, incluse quelle genomiche, che i ricercatori stanno mettendo in atto per sviluppare sistemi di controllo più sostenibili».

  • Quando

  • Domenica 6 ottobre, ore 12.15
  • Dove

  • Auditorium