Silvia Marchesan

Biography

Conseguito il dottorato in Chimica all’Università di Edimburgo in Scozia nel 2008, Silvia Marchesan lavora come ricercatrice anche presso University College di Londra (UCL, 2005-2007), University of Helsinki (Finlandia, 2008-2010), e in una posizione congiunta tra Monash University and Commonwealth Scientific Industrial Research Organization, CSIRO (Melbourne, Australia, 2010-2012).

Ritorna a Trieste nel 2013, dove si era laureata in Chimica e Tecnologie Farmaceutiche quasi dieci anni prima. Dopo successivi contratti da ricercatore, diventa professore associato in chimica organica presso il Dipartimento di Scienze Chimiche e Farmaceutiche all’Università di Trieste nel 2018 e nello stesso anno consegue l’abilitazione a professore ordinario.

Dirige i Superstructures Labs (www.marchesanlab.com) dove la ricerca, grazie alle nanotecnologie, mira a sviluppare materiali intelligenti e soluzioni a basso impatto ambientale in vari ambiti che spaziano dalla medicina all’energia, grazie alle fitte collaborazioni.

Intervento

Chimica e nanostrutture per un mondo di colori tra natura, arte e moda

«I colori da sempre affascinano l’uomo e sono strumenti fondamentali per l’espressione della creatività.

Fin dai tempi antichi venivano usati per gli affreschi rupestri, dapprima con l’uso del carbone (per il nero), e delle terre (per il rosso). Poi, altri colori sono stati introdotti negli affreschi grazie allo sviluppo dei pigmenti, ossia di polveri fini colorate che venivano disperse in un liquido per poterli spalmare.

Tra i colori che hanno affascinato di più gli uomini sicuramente ci sono il blu e il porpora, che sono stati molto usati anche nei tessuti, e quindi nella moda, grazie anche allo sviluppo di coloranti ottenuti tramite la sintesi chimica, che ne ha permesso la produzione in grandi quantità.

Oggi però anche per questioni ambientali diventa sempre più importante sfruttare le nuove tecnologie per lo sviluppo di colori intelligenti e che non inquinino. In questo, le nanotecnologie stanno permettendo grossi passi avanti per lo sviluppo dei colori “strutturali”, che in realtà la natura usa da molto prima di noi ad esempio per i blu e i verdi sgargianti di farfalle, scarabei, e uccelli.

Questi colori sono legati al fenomeno dell’iridescenza che, infatti, ha conquistato anche il design e la moda.

Nell’intervento vedremo questa evoluzione e le soluzioni più innovative, per esempio in pigmenti che permettono di mantenere il fresco anche sotto un sole ardente, e l’uso del grafene e delle nanostrutture di carbonio per indumenti tecnici e leggeri o per ottenere il nero assoluto, in grado di fare perdere il senso dello spazio, e tanto amato dall’arte contemporanea».

  • Quando

  • Sabato 5 ottobre 2019, ore 16.00
  • Dove

  • Auditorium